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"per conoscere la disponibilità della nascita dei giovani pappagalli in
allevamento, visitate il nostro forum."

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Alimentazione dei Pappagalli
e la prevenzione delle malattie infettive
l'alimentazione
Questo è un capitolo fondamentale per il loro
benessere.
Premettendo
che in natura i pappagalli hanno la
possibilità di variare il cibo scegliendolo, e variandolo.
E’
bene precisare che tutti i pappagalli, non
possono vivere di solo semi di girasole e semini piccoli, perché in questo modo
gli facciamo venire il colesterolo alto, e rischiano di morire precocemente,
per problemi di fegato. Ma
se li lasciamo liberi di scegliere, in cattività, loro mangerebbero solo girasole, escludendo
tutto il resto, esattamente come farebbe un bambino, con un piatto di patatine fritte ed un piatto
di frutta e verdura .
Bisogna
fornire poco girasole a tutti i pappagalli in genere, somministrando per di più
quello bianco, e la grandezza dei semi deve essere differenziata per il tipo di
pappagallo.
Ma
la frutta e la verdura, è necessaria fornirla tutti i giorni, sia per il loro
fabbisogno che per la cura del loro piumaggio, non ultimo anche per stimolare la riproduzione. Con
questo alimento non siate parchi, abbondate la loro ciotola, e variategli la
scelta, magari secondo le stagioni.
Per prevenire i vari problemi intestinali, alcuni allevatori esteri suggeriscono
dare 20 giorni del riso poco cotto insieme a dell’aglio e della cipolla, è
un’ottimo sverminatore naturale.
Ma questo è un rimedio poco seguito in Italia, ed è usato in sudamerica
prevalentemente nei pappagalli che vivono all’esterno, in voliere.
Un
pappagallo “di casa” generalmente non ha queste necessità. AL limite esistono
in commercio degli ottimi detossificanti
in polvere, prodotti con sostanze naturali.
Vademecum da sapere per
vivere con i pappagalli
Quando
consegno un pappagallo ad un neofita, allegavo questo fascicoletto con queste
informazioni. Ora con questo sito è leggibile per tutti. Ricordando però che questi sono consigli base, per il tipo di
misti dei semi; Ciascun pappagallo medio, -tipo tra un conuro, un pyrrhura
, un pappagallo pionus o un pionites,
necessita di un dosaggio di semi ogni volta diverso rispetto alla sua specie.
Mentre il resto dell’alimentazione è essere uguale per tutti (riferendosi alla
frutta e verdura, o alle integrazioni che seguono i successivi punti 1, 1a, 1b), cambiano sono le dosi.
Innanzitutto dare acqua fresca e pulita a volontà ogni giorno per
tutti.
Dieta consigliata per
pappagalli calopsitti, inseparabili,
parrocchetti ed altri
psittaciformi medio piccoli.
1.
Misto semi commerciali per parrocchetti e pappagalli
piccoli e medi: tutti i giorni a volontà
oppure
Alternativamente,
preparare la seguente miscela:
misto commerciale per cocorite (al cui interno, si trova un
po’ di
miglio la scaiola, etc) : 80%
semi di girasole 10%
semi di sorgo 5%
semi di cartamo 5%
Dieta consigliata per
pappagalli medi (per i conuri deve essere un po’ arricchito il misto per
parrocchetti e nettamente alleggerito,
con un pò di misto che si dà alle
amazzoni Nettamente meno calorico deve essere quello per i caicchi ed i
pappagalli pionus, dosando molto il girasole, eliminando del tutto quello
striato, lasciandone solo un po’ di quello bianco).
1.a Misto semi
apposito, per pappagalli tipo amazzoni, cacatua:
in questa miscela sono inseriti dei semi
di girasole striato ma del tipo più grande,–che è meno grasso-
rispetto quello messo per i
pappagalli piccoli e medi, i semi di
girasole bianco delle nocchie,
del fioccato, un po’ di fagioli borlotti,
della pasta integrale, dei
piselli, della soia, ………..
Dieta
consigliata per pappagalli grandi
1.b Misto semi per
pappagalli tipo ara:
la miscela è simile a quella delle amazzoni,
solo un po’ più calorica, ci sono maggiori arachidi, noci,
nocchie.
Altresì Per tutti i pappagalli:
E’
spesso consigliato, di somministrare, al posto dei semi, ma scegliendoli solo
quelli di ottima qualità, gli estrusi. Gli estrusi in commercio importati,
ora sono di tante qualità, alcuni sono più appetibili, l’importante è farsi
consigliare la marca più adatta, che ne garantisca la qualità. Gli estrusi,
hanno il giusto dosaggio di vitamine e proteine, carboidrati, cereali etc, per
tutte le specie dei pappagalli. Bisogna
però controllare la scadenza del sacco.
Ogni
tanto si po’ regalare, al pappagallo, durante la settimana, una piccola
integrazione, con una manciata di semi.
Sempre
da ogni mangiatoia eliminare quotidianamente le bucce vuote dai semi, e almeno
quattro volte la settimana, rinnovare completamente il contenuto della
mangiatoia.
2.
Semi
germinati cotti: ammollare in acqua fredda per 24 ore, un
cucchiaio/capo di misto di semi commerciali per colombi, cambiare l’acqua e
farli bollire per 15-20 minuti; quindi scolare e somministrare i semi cotti.
Prepararli freschi da due volte a quattro volte la settimana. ATTENZIONE ALLE MUFFE!
Oppure
Alternativamente,
preparare i semi germinati, mettendo a mollo in acqua fredda, gli stessi semi
misti per colombi, in acqua fredda, cambiando l’acqua due volte al giorno, per
24 ore. Sciacquarli benissimo, l’acqua deve essere limpida e pulita (la
verifica è muovere l’acqua e quando non rimane più torbida ma limpida, i semi
possono ritenersi puliti); quindi si devono scolare e poi si devono mettere, in
uno straccio pulito, stretti, e devono
essere collocati in un luogo lontano da fonti di calore, per almeno 24 ore a
far germinare.
In
entrambi i casi non devono essere lasciati mai, i semi germinati a disposizione
per più di 24 ore.
3.
Frutta
e verdura:
offrire quotidianamente una scelta di vegetali freschi di stagione, sempre ben
lavati. Anche se all’inizio sembrano non gradirli, si deve insistere.
Ricordando di scegliere quotidianamente
per l’apporto delle
vitamine A, C ed E almeno una verdura ed
un frutto di colore
rosso-arancio (carote/zucca/arancio, etc).
Ottimo apporto di potassio lo danno le
banane, che sono gradite non troppo mature.
Tutta la verdura verde, è ben accetta, che
siano zucchine, cicoria, centocchio, sedano, rugola o ruchetta.
E’ bene ricordarsi, di lavare bene sempre i
vegetali e frutta, prima di somministrarli.
4.
Vitamine,
Minerali ed Oligoelementi: durante i periodi di stress, come la muta, la
cova, l’allevamento e le malattie, si consiglia l’aggiunta all’acqua o al cibo,
di complessi polivitaminici-poliamminoacidi ed integratori minerali.
È
comunque buona norma effettuare questa integrazione per 7 giorni consecutivi al
mese.
5.
pochissimo grit (sassolini sminuzzati): metterne in una piccola mangiatoia, 2 volte la settimana. Servono per aiutare la digestione dei
semi più duri. Spesso in cattività gli inseparabili lo gradiscono, gli altri
meno.
Si
consiglia anche l’uso del grit con l’aggiunta di carbone attivo.
6.
Pastone
all’uovo:
3-4 volte la settimana se stanno allevando i piccoli, altrimenti 2 volte la
settimana.
7.
Biscotti
secchi o savoiardi, o pane duro: ottimo darlo un
biscotto ogni 2 giorni.
8.
Alimenti
proibiti:
mai offrire ai pappagalli, prezzemolo, avocado, cioccolato e seme di pesca o di
ciliegia (oltre a tutte le altre cose che possono essere tossiche per l’uomo e
gli altri animali. Vedere inoltre la scheda dei legni velenosi)
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LA PREVENZIONE DELLE
MALATTIE INFETTIVE
I Pappagalli
risultano essere sensibili a
numerose malattie infettive ad
eziologia batterica, virale,
micotica o parassitaria. La
prevenzione delle malattie infettive
in patologia aviare è probabilmente
ancora più importante che in altri
settori della veterinaria poiché
molto spesso gli uccelli manifestano
i sintomi di una malattia solo nel
momento in cui il processo
patologico è in uno stadio avanzato;
l’istinto naturale di un uccello
malato nel “mascherare” la propria
malattia al fine di evitare
l’aggressione da parte dei predatori
(i Pappagalli sono prede naturali di
molti animali) viene, infatti,
mantenuto anche in cattività. In
molti casi, quindi, solo un occhio
esperto può svelare precocemente un
processo patologico in atto in un
Pappagallo, che, spesso, viene
sottoposto alla visita veterinaria
quando le condizioni generali sono
già particolarmente critiche. La
profilassi igienico-sanitaria
risulta essere particolarmente
importante in campo aviare dal
momento che, a differenza di quanto
avviene per molti animali domestici,
non esistono in commercio (o sono
difficilmente reperibili)
sufficienti vaccini per prevenire le
principali malattie. E’ possibile,
tuttavia, seguire degli accorgimenti
per prevenire le più comuni malattie
infettive degli Psittacidi. Di
seguito vengono discussi i
principali che, sebbene siano
destinati in particolare agli
uccelli destinati alla riproduzione
(e quindi da introdurre o già
presenti in un allevamento), possono
essere, in gran parte, applicati
anche ai “Pets”.
LA
QUARANTENA.
Ogni Pappagallo di recente
acquisizione dovrebbe essere tenuto
in isolamento per un periodo
sufficientemente lungo (almeno 4
settimane) in un locale diverso da
quello che ospita altri uccelli (sia
che si tratti di un soggetto di
allevamento che di un “pet bird”).
Per un Pappagallo, infatti, non vi è
niente di più pericoloso di un suo
simile malato. L’isolamento,
inoltre, giova anche al nuovo
acquisto sia perché sottoposto ad un
controllo maggiore sia perché in
assenza di altri uccelli non subirà
lo stress dell’improvviso
inserimento in un nuovo gruppo.
Gabbia, mangiatoie, beverini ed
altri accessori destinati al
Pappagallo in isolamento non devono
assolutamente venire in contatto con
altri uccelli, mentre le operazioni
di pulizia ed alimentazione del
volatile in quarantena devono essere
sempre successive a quelle rivolte
ad altri uccelli presenti nella
stessa abitazione o nel medesimo
allevamento.
ACCERTAMENTI DIAGNOSTICI.
Ogni
Pappagallo in quarantena dovrebbe
essere sottoposto ad accurata visita
veterinaria specialistica, corredata
da esame ematologico completo, esame
microscopico delle feci, esame
batteriologico da un tampone
cloacale e test per la Chlamydia. I
Pappagalli da destinare alla
riproduzione dovrebbero essere
testati anche nei confronti del
virus della malattia del becco e
delle penne (PBFD) e del
Poliomavirus, al momento i più
temuti agenti patogeni per un
allevamento di Psittacidi. E’
auspicabile, tuttavia, che tali
accertamenti vengano eseguiti
annualmente anche in allevamento,
così come sarebbe opportuno
controllare almeno una volta
all’anno il “Pet Bird” anche
in assenza di sintomi di malattia.
CONTATTO CON ALTRI UCCELLI.
Il contatto dei Pappagalli con
volatili di altre specie deve essere
sempre evitato o ridotto al minimo.
Molti piccoli Passeriformi
esotici (soprattutto Estrildidi
e Fringillidi) risultano essere
infetti di frequente da Salmonelle e
da ceppi patogeni di Escherichia
coli, mentre le specie
insettivore albergano
normalmente nel loro intestino altri
Enterobatteri potenzialmente
patogeni per gli Psittacidi. Anche
altri Psittaciformi possono,
ovviamente, trasmettere malattie
perché malati o portatori sani.
E’ questo il caso più insidioso per
un allevamento ed è in particolare
associato ad alcune malattie virali
come la malattia di Pacheco (spesso
i Conuri della Patagonia ed i Conuri
a testa nera di cattura ne sono
portatori), la malattia del becco e
delle penne (PBFD) e le infezioni da
Poliomavirus e Paramyxovirus. Le
infezioni specie-specifiche, come ad
esempio le Coccidiosi, possono
essere trasmesse solo da volatili
della stessa specie, ma non è da
escludere che ciò possa avvenire
anche tra specie affini. Anche gli
uccelli selvatici possono
risultare veicoli di agenti patogeni
ed è opportuno, per questo motivo,
dotare l’allevamento di “reti
anti-passero”.
L’ALIMENTAZIONE.
Gli
alimenti hanno duplice importanza
nella prevenzione delle malattie
infettive. In primo luogo se
contaminati da agenti patogeni
possono essi stessi essere vettori
di malattie. E’ il caso ad esempio
delle miscele di semi e dei pastoni,
spesso rinvenute contaminati, in
misura variabile, da E.coli od altri
Enterobatteri. D’altro canto una
dieta sbilanciata nei propri
elementi nutritivi (generalmente per
eccesso di semi grassi) può condurre
a gravi carenze vitaminiche,
minerali od aminoacidiche. In
particolare la carenza di vitamina A
predispone i volatili a numerose
malattie rendendo gli epiteli dei
vari apparati più facilmente
vulnerabili dagli agenti patogeni.
E’ questo il caso sempre molto
frequente di Pappagalli alimentati
solo (o prevalentemente) con semi di
girasole. Un maggiore impiego di
alimenti estrusi ben bilanciati,
come da tempo avviene in campo
canino o felino, potrebbe
rappresentare una valida soluzione a
questi problemi.
L’ACQUA.
E’ di
fondamentale importanza fornire ai
Pappagalli acqua fresca per tutto il
giorno in contenitori puliti.
L’acqua stagnante può essere
facilmente contaminata da vari
agenti patogeni (in particolare
dallo Pseudomonas); da considerare
la possibilità di dotare
l’allevamento di abbeveratoi
automatici a valvola direttamente
collegati all’impianto idrico.
L’IGIENE
DELL’AMBIENTE E DEGLI ACCESSORI.
L’importanza della pulizia frequente
sia delle gabbie che del locale di
allevamento è ovviamente
comprensibile a tutti. Sarebbe
opportuno disporre di un numero
doppio degli accessori (beverini,
mangiatoie, ecc.) delle gabbie al
fine di poter operare una
sostituzione frequente di essi
lasciando gli accessori usati in
soluzioni detergenti e disinfettanti
per almeno 24 ore. I posatoi, in
legno naturale e non tossico, vanno
regolarmente sostituiti. Conviene
sempre dotare il fondo delle gabbie
di griglie per limitare il contatto
degli uccelli con le proprie feci
poiché molte malattie si trasmettano
per via oro-fecale. Dotare un
allevamento di Psittacidi di gabbie
sospese permette di raggiungere
ugualmente lo scopo, semplificando,
inoltre, le operazioni di pulizia.
INSETTI, TOPI E RATTI.
Molti insetti (specie le mosche)
sono potenziali vettori di agenti
patogeni. Il locale di allevamento
dovrebbe possedere zanzariere (le
zanzare, inoltre, possono veicolare
il virus del Vaiolo) per impedirne
l’accesso. La lotta ai roditori deve
sempre essere intrapresa al più
piccolo segno di presenza di questi
animali in allevamento; topi e ratti
possono trasmettere numerose
malattie ai Pappagalli (in
particolare la Pseudotubercolosi),
uccidere alcuni soggetti (specie
neonati o giovani) e contaminare i
mangimi con le proprie feci ed
urine.
L’ALLEVATORE.
In
alcuni casi è proprio l’essere umano
il responsabile della diffusione
dell’infezione da un allevamento
all’altro o da un soggetto all’altro
del proprio allevamento. E’ sempre
buona norma non toccare i volatili
presenti in un altro allevamento e
lavarsi e disinfettarsi le mani
prima di accedere nel proprio.
Sarebbe opportuno utilizzare
indumenti (camice, calzari, guanti,
ecc.) da indossare unicamente quando
si entra nel locale d’allevamento.
Conviene sempre isolare ogni
soggetto malato e, possibilmente,
trasferirlo in altro ambiente.
Ricordarsi di accudire i malati solo
dopo aver provveduto a tutti quelli
in buona salute. Non toccare,
infine, direttamente con le mani gli
alimenti soprattutto se
precedentemente si è tenuto in mano
un Pappagallo che potrebbe aver
lasciato sulle mani dell’allevatore
le proprie feci che andranno a
contaminare l’intero sacco di
mangime. Questa evenienza accade in
realtà molto più spesso di quanto si
possa immaginare.
TRATTAMENTI FARMACOLOGICI ERRATI.
La
consuetudine (in particolare di
alcuni allevatori) di
somministrazione antibiotici in
assenza di alcuna patologia
d’origine batterica accertata (le
famigerate “cure pre-cova”) è
assolutamente da evitare.
L’antibiotico, infatti, non è un
vaccino e non svolge alcuna azione
preventiva contro le malattie.
Spesso, inoltre, viene impiegato a
dosaggi errati e per periodi di
tempo non idonei per cui è molto
facile che si finisca per
intossicare i volatili o selezionare
ceppi batterici resistenti che
saranno poi molto difficili da
eliminare qualora la malattia si
manifestasse in allevamento. Gran
parte dei farmaci antibiotici per
uso ornitologico, inoltre, sono
costituiti da principi attivi di
antica generazione verso i quali
molti ceppi batterci hanno oggi
sviluppato una notevole resistenza.
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